Sonetti romaneschi II/Un privileggio

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L'impieghi novi Er rifuggio


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UN PRIVILEGGIO


 
     Da cristiano! Si mmoro e ppo’ arinasco,
Pregh’Iddio d’arinasce a Rroma mia.
Vamm’a ccerca un paese foravia
Dove se vòti com’a Rroma er fiasco!
              
     Vamm’a ccerca p’er monno st’aricasco
De poté ffà un delitto chessesia,
Eppoi trovà una cchiesa che tte dia
Un ber càmiscio1 bbianco de damasco.
              
     L’hai visto a Ssan Giuvanni Decollato
Cuello che ffesce a ppezzi er friggitore,
Come la Compaggnia l’ha llibberato.
              
     L’hai visto con che ppompa e ccon che onore
Annava in priscissione incoronato,
Come potrebbe annà ll’imperatore?2

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Roma, 5 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Càmice: specie di sacco o zimarra.
  2. Fra gli altri privilegi di simil fatta goduti da varie fraternità di Roma, è notabile la prerogativa di cui è investita la compagnia di S. Giovanni Decollato, che è quella che va a tumulare i cadaveri dei giustiziati morti penitenti, dappoiché gl’impenitenti gettansi in una specie di fogna scavata appié del così detto Muro-torto, avanzo delle antiche costruzioni della Villa Domiziana sul Pincio, e formante oggi parte del pomerio romano di Onorio, tra le porte Flaminia e Pinciana. La Compagnia dunque poteva, e potrebbe anche adesso, liberare un malfattore da morte, e menarlo processionalmente con torchio acceso nelle mani, vestito di damasco bianco, e coronato di alloro, in segno di trionfo della misericordia sulla giustizia.