Sonetti romaneschi II/Una Nova nova

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Nun mormorà I Li du' Sbillonesi


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UNA NOVA NOVA


 
     Trapassanno cor bùzzico1 dell’ojjo
Pe annà da la Petacchia a Ttor-de-specchi, 2
Te vedo una combriccola de vecchi
Lí a le Tre-ppile,3 appiede ar Campidojjo.
              
     Staveno attenti a ssentí llegge un fojjo
Co ccert’occhi ppiú ggrossi de vertecchi, 4
E in faccia a ttutti mascilenti e ssecchi,
Je se scropiva5 er zegno der cordojjo.
              
     Uno trall’antri a l’improviso strilla,
Dannose in zu la fronte una manata:
“Ah ppovera Duchessa de Bberilla! 6
              
     A ccosa t’è sservito, sciorcinata, 7
De sapé sscivolà8 com’un’inguilla?
Sti nimmichi de Ddio t’hanno fregata„.9

no match[modifica]

Roma, 20 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Vaso di latta con sottilissimo e lungo rostro, da riporvi olio per uso giornaliero.
  2. Due contrade di Roma, laterali al Campidoglio.
  3. Piccolo spazio che prende nome da una colonna su cui sorgono le tre pignatte, stemma di un Pignatelli, papa.
  4. Vedi la nota 2 del Sonetto… intit.o Monziggnor Tesoriere, ove si dà la spiegazione di questo vocabolo.
  5. Scopriva.
  6. Di Berry.
  7. Disgraziata (ciorcinata con la prima c strisciante).
  8. Sdrucciolar via.
  9. Te l’han fatta: t’hanno oppressa, presa ecc.