Sonetti romaneschi III/Er Re e la Reggina

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Li rimedi simpatichi III L'invetrïata de carta

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ER RE E LA REGGINA


 
     Li Romani, nun feta2 una gallina,
Nun pisscia un cane, e nnun ze move un pelo,
Che jje pare che ssii la marmottina
Tutta legat’a ggiorno in d’un camelo. 3
              
     Chi è sta patanfrana4 de Reggina!
La sora Pocalissa der Vangelo?!
Chi è sto Re! cquarche bbestia turchina?!
Quarche ffetta de Ddio sscesa dar celo?!
              
     Currete, sí, ccurrete, pettirossi, 5
Che ttroverete du’ cosette rare:
Che vvederete un par de pezzi grossi.
              
     L’avete visti? Ebbè? cche vve ne pare?
Chi6 antro7 mostro sc’è cche cce la possi
Pe le chiappe8 der monno e in cul’ar mare?


23 marzo 1834


Note

  1. Il Re e la Regina vergine di Napoli.
  2. Fetare, colla prima e stretta, viene dal vocabolo “féto„. La lingua illustre manca di questa verbo, che corrisponde perfettamente al pondre dei Francesi.
  3. Cammeo.
  4. Patanflana: grossa donna: benché la povera regina vergine non abbia carne da vendere.
  5. Il pettirosso, uccello la cui curiosità proverbiale lo mette nelle insidie del cacciatore.
  6. Quale.
  7. Altro.
  8. È lepidezza del volgo il divider la terra nelle quattro chiappe del mondo.