Sonetti romaneschi IV/Le seccature der primo piano

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Er tistimonio culàre La statura

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LE SECCATURE DER PRIMO PIANO


 
     Disce: “Nina è bbussato, annàt’a uprí„. 2
Io me finisco d’allaccià er corzè,
Curro a la porta e ddimanno: “Chi è?„.
Disce: “Amici„. “Chi vvò?„. Disce: “Er Balí„.
              
     Dico: “Uhm, sto coggnome cqua nun c’è„.
Disce: “Ma ccome! m’hanno detto cqui„.
Dico: “Fratello, cosa v’ho da dí?
Si mmai nu lo conoscheno3 ar caffè...„.
              
     Disce: “Scusate„; e sse n’annava4 ggiú.
Dico: “Ggnente, ma, pss, sentit’un po’, 5
Dico, eh quell’omo, aritornate su„.
              
     Dico: “È un francese chi ccercate?„ “Nò„,
Disce: “è romano„. “Ah, ccredevo un monzú„,
Dico; “ma, o ll’uno o ll’antro,6 io nu lo so„.


28 agosto 1835


Note

  1. Le noie, gl’incomodi.
  2. Andate ad aprire.
  3. Se mai non lo conoscono, cioè: “Seppure non lo conoscessero„, ecc.
  4. Se ne andava.
  5. Sentite un poco.
  6. O l’altro.