Sonetti romaneschi V/Er Papa ner Giuveddí Ssanto

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Er bizzoco farzo La Tirnità de pellegrini

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ER PAPA NER GIUVEDDÍ SSANTO


 
     A le tavole inzomma e a la lavanna,
Er Papa, sibbè vvecchio e sfoconato, 1
Pareva un stufarolo2 affaccennato,
Pareva er cammerier d’una locanna.
              
     Sto sant’omo che cqui, ssora Susanna,
Meriterebbe d’èsse imbarzimato. 3
Sia bbenedett’Iddio che cce l’ha ddato,
Com’un giorno all’Ebbrei diede la manna!
              
     Ma è vvecchio, è vvecchio assai! Puro,4 speramo
Ch’Iddio lo sarvi da tarle e dda sorci
Come sarvò li zzoccoli d’Abbramo.
              
     Lui je la canta sempre a sti scatorci 5
De cardinali: Ottantatré nn’abbiamo,
Ché ll’anni sui li disce a ccani e a pporci.6


9 aprile 1846


Note

  1. Affralito.
  2. Inserviente di stufa, cioè di bagni.
  3. Imbalsamato.
  4. Pure.
  5. Disutilacci.
  6. Cioè, “li dice a chiunque„.