Sonetti romaneschi V/Er famijjare sporca-padrone

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Perzona che lo pò ssapé Er giuramento

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ER FAMIJJARE SPORCA-PADRONE


 
     Pe Ppacca1 tanto, povero siggnore
Co cquela bbella su’ disinvortura
Sta ssempre che vve pare una cratura; 2
E bbeato co llui chi è sservitore!
              
     Ma er mastraccio de casa ha un certo core,
Tiè un modo de guardà, un’incornatura, 3
Che cquanno parla, ve mette pavura
Come si ffussi4 un Re, un Imperatore.
              
     Io nun zo5 in che maggnera un pidocchioso 6
Che scardava7 la lana a un giulio ar giorno
Abbi da èsse8 tanto superbioso.
              
     Disce: “Ma cco l’essempio c’ha de Pacca
Nun z’accorregge?„.9 S’accorregge un corno.
L’umirtà nun è mmale che ss’attacca.


17 gennaio 1838


Note

  1. Il cardinale Pacca.
  2. Creatura.
  3. Un cipiglio.
  4. Se fosse.
  5. Non so.
  6. Miserabile, pezzente.
  7. Cardava.
  8. Abbia da essere.
  9. Non si corregge?