Sonetti romaneschi V/Er fattarello de Venafro

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Un ber quadro a sguazzo Una cosa chiama l'antra

__MATCH__:Pagina:Sonetti romaneschi V.djvu/124

ER FATTARELLO DE VENAFRO


 
     Quanno dunque sia vero sto rifresco
Che li poveri frati cappuccini
Fanno mó da serafichi assassini
Pe le macchie in onor de san Francesco,
              
     D’ogg’impoi pe ssarvà ppelle e cquadrini
Dal loro amor-der-prossimo fratesco
Me serro a ccatenaccio; e ssippuro2 esco
Nun passo ppiú da Piazza Bbarberini. 3
              
     E nun zerve de dimmelo4 nemmeno
C’ar convento de Roma, o bbene o mmale,
Ciàbbita5 un Cardinal6 che li tiè7 a ffreno.
              
     Pe ddavve8 quarch’idea de li rispetti
Ch’hanno pe Ssu’ Eminenza er Cardinale
Ve posso aricordà li bbucaletti.9


31 maggio 1837


Note

  1. Presso Venafro, nel Regno di Napoli, un convento di cappuccini, travestendosi, assaliva e derubava sulla pubblica strada. Recentemente uccisero nella macchia di Torcino il canonico don Alessandro Del Prete insieme col cocchiere di lui, dopo avergli imposto una taglia di 30.000 ducati pel riscatto. La forza s’impadroní degli assassini. Erano frati sacerdoti, col Padre Vicario del convento fra essi.
  2. Seppure.
  3. Dove in Roma è il convento dei cappuccini.
  4. Dirmelo.
  5. Ci abita.
  6. Il cardinale Ludovico Micara, cappuccino, creatura di Leone XII.
  7. Tiene.
  8. Darvi.
  9. Creato cardinale dal Papa, questi gli conservò la dignità di generale dell’Ordine, che poco prima egli stesso aveagli conferita, conculcando le prerogative del Capitolo. Pel governo tirannico del Cardinal generale i frati lo presero un giorno a colpi di boccali in refettorio. Ora non è più generale, ma dimora in convento.