Sonetti romaneschi V/Er guazzarolo sbiancato

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Le creanze screanzate L'aggratis e er picchinicche

__MATCH__:Pagina:Sonetti romaneschi V.djvu/341

ER GUAZZAROLO SBIANCATO


 
     Quant’ar dí2 cch’io me sposo sta regazza,
Sor piripicchio3 mio, la fate franca!
Vacca o vvitella poi, bbiocca o ppollanca,
Questo a mmé nun me smove una pennazza. 4
              
     Ma rrara o nnò ccom’una mosca bbianca,
Vienghi de bbona o de cattiva razza,
Si ccredessivo5 mmai dàmme la guazza, 6
Bello mio, me ve ggioco a ssottocianca. 7
              
     Pe ccojjonella8 tanto, io ve soverchio;
E, ppe rregola vostra, io nun ciappizzo 9
Co cchi ccerca marito pe ccuperchio.
              
     Già la pascenza me sta in pizz’in pizzo: 10
E, un carcio che vve do, vv’allargo er cerchio
E vve spiano la punta ar cuderizzo.11


22 aprile 1846


Note

  1. Derisore. Dar la guazza, vale: deridere, beffeggiare, ecc.
  2. Quanto al dire.
  3. Omiciattolo.
  4. Peli delle palpebre.
  5. Se credeste.
  6. Darmi la guazza. Vedi la nota 1a.
  7. A sottogamba.
  8. Derisione.
  9. Non ci appizzo: non inclino, non mi espongo, ecc.
  10. La pazienza è per fuggirmi.
  11. All’osso sagro.