Sonetti romaneschi V/Er ritorno da Castergandorfo

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Chi fa, ariscéve I Le gabbelle de li turchi

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ER RITORNO DA CASTERGANDORFO


 
     Circa a vventitré e un quarto er Padre Santo
S’affermò a bbeve1 a Ttor-de-mezza-via; 2
Poi rimontò in carrozza e ffesce3 intanto:
“Sú, ggiuvenotti, aló,4 ttiramo via„.
              
     Me crederai, si5 tt’aricconto in quanto
Arrivò a Rroma? Ebbè, a la vemmaria
Gia stava a ccasa e sse tieneva accanto
Er zolito bbucal de marvasia. 6
              
     Era tanto quer curre scatenato
C’a Pporta San Giuvanni lo pijjorno 7
Per un zommo Pontescife scappato.
              
     E mmó averessi8 da vedello adesso
Come ride ar zentí9 cquanti in quer giorno
Pissciorno sangue pe ttenejje10 appresso.


31 ottobre 1836


Note

  1. Si fermò a bere.
  2. Osteria e posta.
  3. Disse.
  4. Viene dal francese allons.
  5. Se.
  6. Malvasia. Qui il nostro romanesco è male informato. Doveva dire: marsala.
  7. Pigliarono.
  8. Avresti.
  9. Al sentire.
  10. Tenergli.