Sonetti romaneschi V/Er zervizzio de gala

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Er zervizzio de gala

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E cciò li tistimònî Er ritratto der zor Filippo

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ER ZERVIZZIO DE GALA1


 
     Er zervizzio de gala der Zovrano
È llègge vecchia da ch’er monno è nnato
Che nun pòzzi2 mai èsse3 traverzato
Manco da un primo prencipe romano.
              
     Sin ch’er zervizzio suo nun è ppassato
L’antre carrozze hanno da stà llontano;
E ssi4 un cavallo j’arrubba la mano
Nun è scusa che scusi sto peccato.
              
     Dunque me pare a mmé, ssori paíni, 5
Che ssii deggno dell’urtimo supprizzio
Quer birbo der cucchier de Pediscini.
              
     Ccusí er Papa, s’è un omo de ggiudizzio,
Imparerà6 a ccucchieri e vvitturini
Cosa s’abbusca a rròppeje7 er zervizzio.8


26 marzo 1838


Note

  1. in treno o servizio di gala ritornava il 5 marzo dalla chiesa di Santa Maria sopra Minerva, la carrozza del cardinale Pedicini Vice-cancelliere di Santa Chiesa attraversò le carrozze del seguito papale. Trattenuto perciò dal suo corso Gaetano Moroni, camerier pontificio, che occupava il legno del cardinale Falconieri ammesso nella carrozza del Papa, ricorse al Pontefice contro l’attentato del cocchiere violatore dell’uso; e ciò non per riguardo a sé, ma per l’amore della carica. Ad onta delle difese del di lui padrone Pedicini, che adduceva per iscusa la soverchia ardenza de’ suoi cavalli, il temerario cocchiere fu rinchiuso in istretta carcere, e denudato onde rinviare al Cardinale tutti i di lui panni di livrea.
  2. Non possa.
  3. Essere.
  4. Se.
  5. Signori paini. Ogni cittadino del mezzo ceto è un paino.
  6. Insegnerà.
  7. A rompergli.
  8. Anche l’ano è a Roma detto per decenza servizo.