Sonetti romaneschi V/L'aribbartatura der capoccio

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L'allonguzzione der Papa Perzona che lo pò ssapé

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L'ARIBBARTATURA DER CAPOCCIO


 
     O er cucchiere imbriaco o mmal pagato
J’abbi vorzuto,1 o nnò, ttirà a la pelle;
O un cavallaccio jje se sii ’mbarzato 2
Sur timone o fframezzo a le tirelle,
              
     Er fatt’è cquesto, padron Raffaelle,
C’annanno3 a ffà la grazzia a un ammalato
Pe la salita de le Tre Ccannelle
Er Bambin d’Arescèli4 ha ribbartato. 5
              
     La cosa in zé mmedéma nun è ggnente,
Ma a sti tempi che ppoco sce se6 crede
Va’ cche impressione possi fà a la ggente!
              
     Ggesú Bbambino, inzomma, fa sto sprego
De miracoli, e llui nun ze tiè7 in piede!
Prima càrita ssíncipi tabbègo.8


10 gennaio 1838


Note

  1. Gli abbia voluto.
  2. Gli si sia imbalzato.
  3. Che andando.
  4. Il Bambino di Ara-Coeli. La fama de’ suoi miracoli chiama questo Bambino a visitare qua e là gl’infermi disperati di salute; e ciò accade allorché lo stesso corpo di Cristo nella eucarestia non gli abbia risanati. I Religiosi zoccolanti lo trasportano in cocchio a passo lento.
  5. Ciò avvenne il 4 gennaio 1838.
  6. Ci si.
  7. Non si tiene, non si regge.
  8. Prima charitas incipit ab ego: comodo proverbio popolare.