Sonetti romaneschi V/L'aspèttito de la ggiustizzia II

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L'aspèttito de la ggiustizzia

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L'ASPÈTTITO DE LA GGIUSTIZZIA

 
     Quanno a vvent’ora e ppiú monziggnor Ciacchi 1
vedde2 ch’er reo, pe li su’ ggiusti fini,
voleva annà a mmorí ccom’e Ttarghini, 3
e cche ttutti li preti ereno stracchi,
              5
     lassò in ner mezzo una partita a scacchi,
e annò a ddí ar Papa: «Sa? cquer Venturini,
co ttutto San Giuvan de Fiorentini, 4
è inutile a sperallo che ss’abbacchi». 5
              
     Er Zanto Padre a sto tremenno avviso,
10cacciò ’na chiave maschia da l’interno
d’un bussolotto, e stiede6
=== no match ===
un po’ indisciso.
              
     Poi, pe un impurzo7 der zu’ cor paterno,
riponenno er chiavon der paradiso
disse: «Tar8 sia de lui: vadi9 a l’inferno».


25 gennaio 1838


Note

  1. Governatore di Roma.
  2. Vide.
  3. Giustiziato anni prima, per delitti commessi con mandato della società occulta de’ carbonari e morto impenitente assieme a Leonida Montanari.
  4. Non ostante San Giovanni, ecc. Questa è l’archiconfraternita che assiste i condannati al supplizio.
  5. Che si raumili, che ceda.
  6. Stette.
  7. Impulso.
  8. Tal.
  9. Vada.