Sonetti romaneschi V/L'erede

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Er compositore de la stamparia La pavura

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L'EREDE


 
     Me dimannate er padroncino mio
Che vvita fa da quanno è rricco-maggna? 1
Spenne e spanne a la sceca,2 e arisparaggna 3
Su le limosine e ’r zalario mio.
              
     Er giorn’istesso che jje morze4 er zio
E pprincipiò ppe llui quela cuccaggna,
Attaccò un leggno e sse n’annò in campaggna,
Lassanno er morto ne le man de Ddio.
              
     Passata poi ’na sittimana o ddua
Tornò a Rroma cor velo sur cappello.
Ma cche ppiaggneva? l’animaccia sua?
              
     Sai dove sò5 le lagrime? in scurtura
Scritte sin che ne vòi6 co lo scarpello
Sopr’er cuperchio de la sepportura.


4 marzo 1837


Note

  1. Riccone.
  2. Spende e spande a la cieca.
  3. Risparmia.
  4. Gli morì.
  5. Sono.
  6. Vuoi.