Sonetti romaneschi V/La Tirnità de Pellegrini

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Li pinitenzieri de San Pietro La bbenedizzione der Zàbbito Santo


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LA TIRNITÀ DE PELLEGRINI


 
     Ma la gran folla, la gran folla, sposa, 2
In quella Tirnità de Pellegrini!...
Se stava un zopr’all’antro:3 era una cosa
Da favve intorcinà4 ccome stuppini.
              
     Ma a vvedé le paíne e li paíni!...
Uhm, la ggente der monno io nun zo,5 Rrosa,
Quanno che nnun ze spenneno6 quadrini
Com’ha da èsse7 mai ttanta curiosa.
              
     S’è svienuta un’ingresa furistiera,
Che Ddio lo sa ssi8 arriverà a ddimani.
Pareva una cuccarda ggialla e nnera.
              
     Eppoi che cce se vede,9 sposa mia?
Maggnà e bbeve10 du’ preti e ddu’ villani:
Gusto che ppòi levatte11 a oggn’osteria.


31 marzo 1836


Note

  1. La Trinità de’ Pellegrini: ospizio, dove i pellegrini sono mantenuti per tre giorni. Nelle sere più solenni della settimana santa ivi è concorso di curiosi, per vederli cenare serviti dai confratelli in sacco rosso, color di polmone, fra i quali per affettata umiltà si annoverano principi e talora anche piccoli sovrani.
  2. Pronunziato coll’o chiusa.
  3. Si stava un sopra all’altro.
  4. Da farvi rintorcere.
  5. Non so.
  6. Non si spendono.
  7. Essere.
  8. Se.
  9. Che ci si vede.
  10. Mangiare e bere.
  11. Che puoi levarti.