Sonetti romaneschi V/La commuggnon de bbeni

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La vitaccia de li Sovrani Er Pangilingua

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LA COMMUGGNON DE BBENI


 
     Ve s’aricorda a vvoi de quer misciotto, 2
De quello scannataccio3 verd’e mmezzo 4
C’aggnéde5 via dar cardinal Arezzo
Pe ggrattapanza,6 ggiucatore e jjotto? 7
              
     Sí, cquer busciardo.8 Ebbè, ssàbbit’a otto
Me se9 presenta cqua ttutto d’un pezzo, 10
E mme disce onto onto:11 “Ch’edè12 ir prezzo
Di sti granelli?„ “Ôh, avete vint’al lotto,
              
     Che vve vedo in lumaca?„,13 je fesc’io. 14
Disce: “Zzh„.15 Dico: “State accommidato?„. 16
E llui: “Bbasta accusí: ccampo der mio„.
              
     “Nun zerv’antro,17 munzú„, ddico: “ho mmaggnato. 18
Vita cummune come piasce a Ddio.
Me n’accorgo dar brodo ch’è stufato„.


27 maggio 1837


Note

  1. Comunione.
  2. Miciotto, miciottello: meschino, male in arnese.
  3. Disperataccio.
  4. Squallido, lurido. Mézzo, cioè “vizzo„, si pronunzia con le zz aspre come vezzo.
  5. Che andò.
  6. Poltrone.
  7. Ghiotto.
  8. Bugiardo.
  9. Mi si.
  10. Ritto ritto.
  11. Con affettata disinvoltura.
  12. Che è.
  13. Orologio.
  14. Gli dissi io.
  15. No.
  16. Siete a servizio?
  17. Non serve altro.
  18. Ho compreso.