Sonetti romaneschi V/La pavura

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L'erede El cappellaro

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LA PAVURA


 
     S’abbuscò una pavura, una pavura,
Che vvenne a ccasa com’un spiritato.
Pareva, a vvédelo, un panno lavato,
Un morto esscito da la sepportura.
              
     Io fesce1 quann’entrò: “Cche ccos’è stato?
Che vv’è ssuccesso, sor Bonaventura?
Nun è ggnente:2 mannateve3 addrittura
Sto vino ggiú ccor carbone smorzato„.
              
     Ve sce fòssivo trova,4 sor’Irene!
Sudava freddo: nun j’era arimasta
’na gòcciola de sangue in ne le vene.
              
     Eh? un omo accusí ttenero de pasta
Sentí5 strilli e rrumori de catene!...
Eppoi disce uno er zangue je se guasta!


4 marzo 1837


Note

  1. Feci per dissi.
  2. Niente.
  3. Mandatevi.
  4. Vi ci foste trovata.
  5. Sentire.