Sonetti romaneschi V/La priscissione a Ssan Pietro

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Er viatico de l'antra notte La caristía der 37 I

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LA PRISCISSIONE A SSAN PIETRO


 
     E immezzo ar buggerio1 de Bborgo-Novo,
Che ttutta la marmajja de l’urione 2
Je s’affollava intorno ar carrozzone
Strillanno: “Pane, o vve scannamo ar covo„,
              
     Credi ch’er Papa pòzzi avecce trovo 3
Gusto d’annà ddimani in priscissione?
“Corpusdommine o nnò„, ddisse Nasone, 4
“pe st’anno io me ne frego,5 e nnun me movo„.
              
     Disce: “Er guaio è c’ho mmesso le collètte
Contro l’acqua che bbuggera6 er paese.
Ah! er core me disceva: nu le mette. 7
              
     Bbasta„, disce, “Iddio vede er mi’ spavento,
E ffarà ddiluvià mmezz’antro mese
Pe mmannamme8 una scusa de stà ddrento„.9


24 maggio 1837


Note

  1. Tumulto.
  2. Rione.
  3. Possa averci trovato.
  4. Sua Santità.
  5. Me ne rido: non voglio saperne.
  6. Devasta, rovina.
  7. Non le mettere.
  8. Mandarmi.
  9. Di star dentro. L’atmosfera però fu serena; e mancato così al Pontefice quell’onesto disimpegno, andò egli borbottando in processione mentre faceva dispensare pane gratis al Colosseo. Vedi il sonetto intitolato Una cosa chiama l’antra.