Sonetti romaneschi V/La vennita der brevetto

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Nove bbèstie nòve Er lionfante

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LA VENNITA DER BREVETTO


 
     “E cche ssarieno le vostre protese
Pe ottanta scudi su la mi’ penzione?
Che me volete dà, ssor Zalamone,
A rripijjalli a ccinque scudi er mese?„
              
     “Ve darò vvintidua bbelli piastroni
Tutti in moneta fina del paese,
Ve va bbeene? Però ttutte le spese
A cconto vostro, com’è ddi raggione.
              
     “Fregheve, sor giudío, che ggaleotto!„.
“Mordivoi, vinticinque, e vve do assai„.
“Ladro!„. “Bbe’, andiamo, saranno vintootto„.
              
     “Tu vvòi pijjamme in gola„. “Animo, via,
Eccome trenta tonni; e, bbadanai,
Ce state meglio voi per vita mia„.


16 maggio 1843