Sonetti romaneschi V/Li cavajjeri de la fame

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La toletta de la padrona Er civico de corata

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LI CAVAJJERI DE LA FAME


 
     Bisoggna ch’er zor Papa e sti bbuffoni
Der zu’ Sagro Colleggio de somari
Oggiggiorno nun abbino antri2 affari
Che de venicce3 a rróppe4 li cojjoni.
              
     Nu l’hai inteso, eh?, l’editto a li Chiavari 5
Su la pracca6 da dàsse7 a l’accattoni?
Che ssemo diventati? postijjoni?
Sbirri, guardiecampestre, mannatari?! 8
              
     E pperché nu la metteno sta pracca
In petto a ttante nuvole de frati
Che pponno questuvà ssenza patacca?
              
     E pperché sto bber9 mobbile moderno
Nun z’apprica10 a li ladri appatentati
Che sgrasseno11 pe cconto der Governo?


10 aprile 1837


Note

  1. Cioè i poveri autorizzati alla questua mercé la decorazione di una placca ellittica di ottone da portarsi in petto, sulla quale è improntata la leggenda di questuante in Roma. Ma poi questuano anche i non decorati, come in Roma deve accadere.
  2. Altri.
  3. Venirci.
  4. Rompere.
  5. Contrada di Roma.
  6. Placca.
  7. Darsi.
  8. Inservienti delle confraternite, detti mandatari.
  9. Bel.
  10. Si applica.
  11. Verbo derivato da grassatore o grassazione.