Sonetti romaneschi V/Li gatti dell'appiggionante

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Li gatti dell'appiggionante

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LI GATTI DELL'APPIGGIONANTE


 
     Ma ddavero davero, eh sora Nina, 1
Nun volemo finìlla co sti gatti?
Jerzera me sfassciorno quattro piatti:
Oggi m’hanno scocciato una terrina. 2
              
     Uno me te3 dà addosso a la gallina:
L’antro4 me5 sporca li letti arifatti...
E oggnisempre bbisoggna che commatti 6
A ccaccialli a scopate da cuscina. 7
              
     Ecco, er pupo8 oggi ha er gruggno sgraffiggnato. 9
E pperché ho da soffrí ttutti sti guasti?
P’er vostro luscernario10 spalancato?
              
     Quanno le cose sò ddette una, dua,
Tre e cquattro vorte, me pare c’abbasti.
Lei se tienghi11 li gatti a ccasa sua.


27 febbraio 1837


Note

  1. Caterina.
  2. Zuppiera.
  3. Mi ti.
  4. L’altro.
  5. Mi.
  6. Che io combatta: che mi affanni.
  7. Cucina.
  8. Il bambino.
  9. Graffiato.
  10. Abbaino.
  11. Si tenga.