Sonetti romaneschi V/Li pinitenzieri de San Pietro

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Li pinitenzieri de San Pietro

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LI PINITENZIERI DE SAN PIETRO


 
     Me sce sò ttrovo io2 quanno a Tturlonia
Quer zampietrino vecchio cor braghiere
J’ha detto: “Vede lei sor cavajjere?
Questo è ir confessionario de Pollonia„. 3
              
     Er Duca allora j’ha rrisposto, Antonia:
“Perché è cchiuso e nun c’è ppinitenziere?„.
Disce: “Perché cquell’animacce nere
Nun vengheno ppiú a ffà sta scirimonia.
              
     E cche! llei nu lo sa che li Pollacchi
Fino dar trenta nun zò ppiú ccristiani?
Ma lassammò fà a Ddio e a li cosacchi„.
              
     Disce: “E quello chi è?„ “Ppadre Francesco
Sgraffígner, de li Frati Livetani, 4
Che sta ar zu’ posto a sbatteccà5 in todesco„.6


31 marzo 1836


Note

  1. Ogni lingua d’Europa ha il suo apposito confessionale, contrassegnato con iscrizione in metallo. In ciascun confessionale poi si annicchia un penitenziere, con davanti una lunga verga, o altrimenti bacchetta, investita della virtù di cancellare ipsofacto i peccati veniali ad ogni picchiata sul capo del peccatore che si presenta genuflesso a quella facile espiazione. Pei peccati mortali non la va cosí a buon mercato.
  2. Mi ci sono trovato io.
  3. Pro polonica lingua.
  4. Olivetani.
  5. A sbacchettare.

  6. === no match ===
    Pro germanica lingua.