Sonetti romaneschi VI/È mejjio perde un bon'amico

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È mejjio perde un bon'amico

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L'uscelletto Eppoi?

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     Jjer ar giorno pe vvia de sto catarro
der mi’ pover’uscello arifreddato,
maggnat’appena du’ cucchiar de farro
curse1 da quer cirusico arrabbiato.
              5
     Ma io c’una ch’è una nun n’ingarro 2
te lo trovai che ggià sse n’era annato
in frett’e in furia a rinnaccià uno sgarro 3
co lo spezziale, er medico e ’r curato.
              
     La mojje che mme vedde mette a ssede 4
10disse inciurmata:5 «Ihì! ppuro6 la ssedia!
Ve dà ffastidio d’aspettallo in piede?»
              
     «Che! vve la logro?7», io fesce8 a la scirusica:
«pozziat’êsse9 ammazzata a la Commedia!
Accusí armanco10 creperete in musica».


Roma, 17 novembre 1831 - D’er medemo


Note

  1. Corsi.
  2. Non ne indovino.
  3. A medicare una ferita.
  4. Mi vide mettermi a sedere.
  5. Ciurma: cipiglio.
  6. Pure.
  7. Logoro.
  8. Dissi.
  9. Possiate essere.
  10. Almeno.