Sonetti romaneschi VI/A vvoi de sotto

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Li scopatori imbrojjati Er Padrone padrone

__MATCH__:Pagina:Sonetti romaneschi VI.djvu/290

 
     S’aricconta c’un frate zzoccolante,
grasso ppiú der compar de sant’Antonio,
ner concrude1 una predica incarzante
sull’obbrighi der zanto madrimonio,
              5
     staccò er Cristo dar púrpito, e ggronnante
de sudore strillò ccom’un demonio:
«Eccolo, e vve lo dico a ttutte quante,
eccolo su sta crosce er tistimonio.
              
     Io mó lo tiro in testa inviperito
10a cchi ss’è ppresa er ber gusto, s’è ppresa,
de temperà ppiú ppenne a ssu’ marito».
              
     A cquell’atto der frate ’ggni miggnotta...
’ggni donna, vorzi dí,2 cche stava in chiesa,
arzò le mano3 pe pparà la bbotta.


23 dicembre 1837


Note

  1. Non concludere.
  2. Volli dire.
  3. Le mani.