Sonetti romaneschi VI/Abbada a cchi ppijji!

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Er zìffete La schizziggnosa I

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     Santi1 che va a strillà cco la cariola 2
nocchie rusicarelle3 e bbruscoletti, 4
che jer l’antro sce diede li confetti
pe avé ppresa la fijja de Sciriola;
              5
     dio s’allarga,5 peddio, la fischiarola!, 6
come vorze7 infroscià8 li vicoletti,
s’impiastrò immezzo a un lago de bbrodetti,
de cuelli che cce vô lla bbavarola.
              
     Ecco cuer che succede a ttanti ggnocchi
10che nun zanno addistingue in ne l’erbajja
le puntarelle9 mai da li mazzocchi.
              
     Donna che smena10 er cul com’una cuajja, 11
se12 mozzica13 li labbri, e svorta14 l’occhi,
si15 pputtana nun è, ppoco la sbajja.


Terni, 1 ottobre 1831 - D’er medemo


Note

  1. Nome d’uomo.
  2. Carriuola.
  3. Nocchie infornate.
  4. Semi di zucca salati e poi abbrustoliti.
  5. Espressione imitativa di «Dio sagrato».
  6. Tutto questo verso è una comune esclamazione romanesca.
  7. Volle.
  8. Penetrare.
  9. Insalata fatta dal tallo di cicoria presso all’insemenzire.
  10. Dimena.
  11. Quaglia.
  12. Si.
  13. Morde.
  14. Volge.
  15. Se.