Sonetti romaneschi VI/Audace fortuna ggiubba tibbidosque de pelle

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Le mano a vvoi e la bbocca a la mmerda Er contratempo

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     Che sserve, è ll’asso!2 Guardeje in ner busto
si cche ggrazzia de ddio sce tiè anniscosta.
Sangue d’un dua com’ha da êsse tosta!
Quanto ha da spiggne! ah bbenemio, che ggusto!
              5
     Si cce potessi intrufolà3 sto fusto,
me vorrebbe ggiucà ppropio una costa
che cce faria de risbarzo e dde posta
diesci volate l’ora ggiusto ggiusto.
              
     Tre nnotte sciò portato er zor Badasco 4
10a ffà ’na schitarrata co li fiocchi,
perché vviènghi a ccapì che mme ne casco.5
              
     Mó vvojjo bbatte,6 e bbuggiarà li ssciocchi.
E cche mmale sarà? de facce7 fiasco?
’Na provatura costa du’ bbajocchi.


11 ottobre 1830 - De Peppe er tosto


Note

  1. «Audaces fortuna iuvat, timidosque repellit».
  2. Esser l’asso, vale «essere il primo in checchessia».
  3. Ficcar dentro.
  4. Badaschi: cognome di un piccolo uomo colle gambe torte, il quale suona bene la chitarra.
  5. Muoio d’amore.
  6. Battere: far la dichiarazione.
  7. Farci.