Sonetti romaneschi VI/Er ciurlo

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Er ciurlo

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Er Zanto re Ddàvide Nun mormorà II

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     Sbozza1 pissciona, che cco cquer scuffiotto
me pari un mostacciolo de Subbiaco, 2
cosa te vai sciarlanno co Cciriàco
ch’io stammatina sò ccotto e stracotto? 3
              5
     Pe un po’ de bbrillo3 e ttrillo3 e dd’allegrotto
te la potría passà, mma nnò ubbriaco.
Senti l’erre:4 io de té mme ne stracaco,
e strafrego, e strabbuggero, e strafotto.
              
     Vòi ’n’antra prova tu cche nnun è vvero
10ch’io sii sporpato?3 io sciò la provatura 5
d’un bon cavicchio da slargatte er zero. 6
              
     Nò, nnò, ciumàca,7 nun avé ppavura:
pe tté ppuro un’armata è un monistero.
La tu’ schifenzaría te fa ssicura.

no match

Roma, 11 gennaio 1833


Note

  1. Donna piccola e sconcia.
  2. Terra del distretto di Roma, all’est di Tivoli, sul confine di quel di Napoli, nota pel famoso speco di S. Benedetto. I mostaccioli che vi si fanno, assai graditi in Roma, sono di forma romboidale e intonacati di uno smalto bianco di zucchero, tagliato a zone parallele di foglia d’oro.
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 Tutti sinonimi di ubbriaco, ne’ vari gradi dell’ebrietà. Veggasi da questa abbondanza quanto debba essere in onore il vocabolo principale.
  4. Una della prove dell’ebrietà è il non poter pronunciar netta la lettera r.
  5. Formaggio tenero di latte vaccino o bufalino. In Roma dicesi talvolta per via di scherzo invece di prova.
  6. Son gagliardo fino a poterti, ecc.
  7. Bella mia, mia cara, ecc.