Sonetti romaneschi VI/Er confessore

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Li fiori de Nina Er bon padre spirituale

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     «Padre...». «Dite il confiteor». «L’ho ddetto».
«L’atto di contrizione?» «Ggià l’ho ffatto».
«Avanti dunque». «Ho ddetto cazzo-matto
a mmi’ marito, e jj’ho arzato1 un grossetto». 2
              5
     «Poi?» «Pe una pila che mme róppe3 er gatto
je disse for de mé: “Ssi’ mmaledetto”;
e è ccratura de Ddio!». «C’è altro?» «Tratto
un giuvenotto e cce sò ita a lletto.
              
     «E llí ccosa è ssucesso?» «Un po’ de tutto.
10«Cioè? Sempre, m’immagino, pel dritto».
«Puro a rriverzo...». «Oh che peccato brutto!
              
     Dunque, in causa di questo giovanotto,
tornate, figlia, cor cuore trafitto,
domani, a casa mia, verso le otto».


Roma, 17 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Alzare, per «rubare».
  2. Mezzo paolo d’argento.
  3. Ruppe.