Sonetti romaneschi VI/Er medico

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La frebbe Er vino novo

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     Vôi sapé cchi è sto medico dell’oggna, 1
ch’io nun faria castracce una castaggna?
È cquer tufo,2 quer fijjo de caroggna,
che vvenne ccqui da Strongoli a ppedaggna,3
              5
     Principiò, ppe strappalla,4 a ddà l’assoggna 5
a le bbastarde6 de piazza de Spaggna:
poi cor un ciarlatano annò a Bbirboggna
a ffà le paste frolle7 de Raffaggna. 8
              
     E ppe l’appunto ar fatto de la viggna,
10diventato dottore de la Zzuggna, 9
era tornato a mmedicà la tiggna.
              
     Fu allora che ppe via de la caluggna
che llui diede a la mi’ frebbe maliggna,
te j’atturai la bbocca co sta bbruggna.10


Terni, 6 ottobre 1831 - D’er medemo


Note

  1. Dell’unghia: medico da nulla.
  2. Zotico.
  3. A piedi.
  4. Procacciare la vita alla meglio.
  5. Dar la sugna: blandire, star d’attorno ad alcuno per fini particolari.
  6. Specie di cocchio, e figlie di meretrici che avevano asilo e immunità nelle giurisdizioni del Palazzo di Spagna. Da vari anni ne sono state eliminate. Insomma, il nostro dottore faceva in origine il ruffiano.
  7. Lavoratore di paste frolle: agire con artificio e malizia.
  8. Frode.
  9. Parola insignificativa, che sta per «nulla» e si profferisce talora nelle esclamazioni d’impazienza. Oh la zugna!
  10. Brugna, per «risposta a proposito».