Sonetti romaneschi VI/Facche e tterefacche

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Li comparatichi Ar bervedé tte vojjo

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     Quella bbocca a ssciarpella,2 che a vvedello 3
pare un spacco per dio de callarosta, 4
oppuramente5 er buscio6 de la posta,
o er culetto de quarche bberzitello; 7
              5
     e nun ha avuto mo la faccia tosta 8
de chiamamme9 carnaccia de mascello?
Ma io nun dubbità cche llí bberbello 10
j’ho detto er fatto mio bbotta-e-rrisposta.
              
     Quanno ha ssentito er nome de le feste, 11
10lui è rrimasto un pizzico de sale: 12
ché lo sa cchi è sto fusto,13 si ho le creste. 14
              
     Oh vvedi un po’! nnun ce sarebbe male!
Ma ffa’ cche vvienghi15 a scaricà le sceste, 16
te lo fo ttommolà17 ggiú ppe le scale.


Terni, 4 ottobre 1830 - De Pepp’er tosto


Note

  1. Fac et refac: La compensazione.
  2. Bocca torta.
  3. Vederlo.
  4. Caldarrosto.
  5. Oppure.
  6. Il buco.
  7. Ragazzo.
  8. La sfrontatezza.
  9. Di chiamarmi.
  10. Belbello.
  11. Dare altrui il nome delle feste: ingiuriarlo.
  12. È rimasto avvilito.
  13. Chi sono io.
  14. Se sono irritata.
  15. Venga.
  16. Scaricar le ceste: qui per…
  17. Tombolare.