Sonetti romaneschi VI/L'incisciature

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A Ghita I A Ccrementina

Pagina:Sonetti romaneschi VI.djvu/51

 
     Che sscenufreggi,2 ssciupi, strusci e ssciatti!
Che ssonajjera3 d’inzeppate a ssecco!
Iggni bbotta peccrisse annava ar lecco:
soffiamio4 tutt’e dua come ddu’ gatti.
              5
     L’occhi invetriti peggio de li matti:
sempre pelo co ppelo, e bbecc’a bbecco.
Viè e nun viení, fà e ppijja, ecco e nnun ecco;
e ddajje, e spiggne, e incarca, e strigni e sbatti.
              
     Un po’ piú che ddurava stamio grassi; 5
10ché ddoppo avé ffinito er giucarello
restassimo intontiti6 com’e ssassi.
              
     È un gran gusto er fregà! ma ppe ggodello
più a cciccio,7 ce voria che ddiventassi
Giartruda tutta sorca, io tutt’uscello.


Morrovalle, 17 settembre 1831 - De Peppe

no match

er tosto


Note

  1. Le fottiture.
  2. Quasi dicesse flagelli.
  3. Quasi batteria.
  4. Soffiavamo.
  5. Equivalente di «stavamo freschi».
  6. Restammo istupiditi, immobili.
  7. Più a dovere.