Sonetti romaneschi VI/La bballarina de Tordinone

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La vecchiaglia Er Presidente de l'urione

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     Freghete, Chiara, cuanti sguizzi novi!
E cché!, vvienghi de razza de sciriole?!
E ssarti e ggiravorte e crapiole!... 2
Accidenti che ccianche t’aritrovi!
              5
     Frulli, pe ccristo, cuelle du’ stajole 3
e un par d’occhiacci accusí ffurbi movi,
c’a nnoi sce succhi com’e rrossi d’ovi,
e li tu’ atti li pôi dí pparole.
              
     Eh vviè, ppasciocca,4 ar prato de testaccio; 5
10viè, si tte schifi de bballà su cquello,
la sera all’ostaria der Gallinaccio.
              
     Perch’io m’impegneria puro6 l’uscello
pe bballà inziem’a tté, ddoppo er carraccio, 7
o ’na lavannarina o un zartarello.8


Roma, 20 febbraio 1832 - Der medemo


Note

  1. La valente mimica e danzatrice Clara Piglia. Intorno al Teatro di Torre-di Nona, vedi il poema del Carletti intitolato: L’incendio di Tordinona, e scritto in male imitato vernacolo romanesco.
  2. Salti, giravolte, capriole.
  3. Gambe.
  4. Paciocca, cioè «bella e gradita donna».
  5. Su Testaccio vedi il sonetto…
  6. Eziandio.
  7. Il carro o carraccio, è certa specie di commedia in pessime ottave, nenia insoffribile cantata sul colascione e con le più sconce contorsioni, i di cui interlocutori, tutti uomini, sono sempre un ebreo, un facchino, una donna, specie di Pantalone, con un naso posticcio, ecc.
  8. I due balli più in voga presso il volgo: il primo di essi è aiutato da un certo gesto di mani, anzi laidetto che no.