Sonetti romaneschi VI/La donna liticata

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La dispenza der madrimonio Le cose create

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     Davero pònno dí ste mmaledette
«Bbuggiaravve, ecco fiori!».1 Ma ddavéro
l’omo drento ar boccino2 nun cià un zero,
e li scechi per dio fanno a ttresette!
              5
     Una carogna che pp’er monno intiero
va imminestranno la pulenta3 a ffette,
ch’è stata cuattro vorte in monistero 4
piena d’orloggi de Sacchesorette: 5
              
     sta donna porca ha ttrovo du’ Fedeli, 6
10che, ppe sposalla lui, uno sc’impeggna
un prete, e ll’antro un frate d’Arescèli. 7
              
     E accusì in dua se litica una freggna
che pper èsse arimasta senza peli
nun dà mmanco la dota de Carpeggna.8


Roma, 21 dicembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Espressione d’uso.
  2. Capo.
  3. Gonorrea.
  4. Casa di correzione.
  5. Gli antichi oriuoli d’Isaach Soret, della figura appunto di un piccolo tumore, sono ancora assai in pregio, particolarmente presso il volgo, il quale pronunzia il nome del loro autore nel modo da noi riferito.
  6. Famigli della Camera Capitolina de’ Conservatori di Roma, vestiti di una curiosa livrea gialla e rossa. Sono essi tutti di Vitorchiano, uno de’ quattro feudi del Popolo Romano, e traggono il loro nome e la loro esistenza da una origine storica, come si vuole, dell’antica Roma.
  7. Frati zoccolanti di Ara-Coeli, convento succeduto sul Campidoglio al tempio di Giove Capitolino.
  8. Dicesi in Roma, non so il perché: Peli e fregna son la dote di Carpegna. Carpegna è nome tanto di una terra, quanto di una nobile famiglia che vi ebbe giurisdizione feudale.