Sonetti romaneschi VI/La peracottara

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
A Checco L'impiccato

__MATCH__:Pagina:Sonetti romaneschi VI.djvu/27

 
     Sto a ffà la caccia, caso che mmommone 1
passassi2 pe dde cqua cquela pasciocca, 3
che va strillanno co ttanta de bbocca:
Sò ccanniti le pera cotte bbone. 4
              5
     Ché la voría5 schiaffà6 ddrento a ’n portone
e ppo’ ingrufalla7 indove tocca, tocca;
sibbè che8 mm’abbi ditto Delarocca, 9
c’ho la pulenta10 e mmó mme viè un tincone.
              
     Lei l’attaccò ll’antr’anno a ccinqu’o ssei?
10Dunque che cc’è dde male si cquest’anno
se trova puro11 chi ll’attacca a llei?
              
     Le cose de sto monno accusí vvanno.
Chi ccasca casca: si cce sei sce sei. 12
Alegria! chi sse13 scortica su’ danno.


Roma, 14 settembre 1830 - De Pepp’er tosto


Note

  1. Caso mai or ora.
  2. Passasse.
  3. Paciocca: bella donna giovane e piuttosto ritondetta.
  4. Sono canditi etc.: grido de’ venditori di pere cotte al forno, i quali girano nelle ore più calde della stagione estiva, dette perciò a Roma: l’ore de peracottari.
  5. Vorrei.
  6. Cacciare.
  7. Ingrufarla: parola oscena.
  8. Benché.
  9. Professor chirurgo, oggi morto.
  10. Gonorrea.
  11. Si trova pure.
  12. Se ci sei, ci sei.
  13. Chi si, ecc.