Sonetti romaneschi VI/Li preti a ddifenne

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La puttana e 'r pivetto La vecchia pupa

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     Parlo latino? Te l’ho ddetto gglieri,2
e bbisogna che mmó tte l’aripeti?
A mme nun me dí mmale de li preti;
o ddiventamo du’ nimmichi veri.
              5
     Saranno paggnottanti,3 culattieri, 4
ladri, canajja, e cquer che vvôi; ma cquieti: 5
noi nun dovemo entracce in sti segreti,
e ttutti hanno da fà li su’ mestieri.
              
     Senza tante raggione che mme porti,
10noi avemo da véde e stacce zitti,
amalli vivi, e rrispettalli morti.
              
     Ciài da cavamme fora antri delitti?
Ebbè ssi vvanno co li colli storti, 6
nun potranno portà li colli dritti.


Roma, 25 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. I preti a difendere, cioè: «I preti difesi».
  2. Ieri.
  3. Parassiti.
  4. Sodomisti.
  5. Imperativo, vale: «zit! silenzio!».
  6. Collitorti: ipocriti.