Sonetti romaneschi VI/Li preti maschi

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Li preti maschi

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Er zoprano Er Zanto re Ddàvide

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     Tante bardòrie1 e ttanti priscipizzi
pe vvia c’oggni du’ preti un paro fotte!
Tutti li mappalà2 ttutte le bbòtte
a sti poveri còfeni3 a ttre ppizzi!
              5
     Cuann’è un vizzio er fregà, bbrutte marmotte,
dateme un omo che nnun abbi vizzi:
diteme cuale cazzo nun z’addrizzi
fra ttanto pipinaro4 de miggnotte.
              
     Doppo che Iddio lo sa cquanto fatica,
10ha dda invidiasse5 ar prete poverello
cuer boccon de conforto d’un’amica?!
              
     No: ssi vvoleva Iddio dajje6 er cappello
a lluminetto, e llevajje la fica,
l’averebbe creato senz’uscello.


Roma, 11 gennaio 1833


Note

  1. Strepiti.
  2. Imprecazioni.
  3. Cappelli.
  4. Moltitudine densa; semenzaio; quasi il pépinière dei Francesi.
  5. Invidiarsi.
  6. Dargli: dar loro.