Sonetti romaneschi VI/Li spiriti I

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Li spiriti

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Er Curato linguacciuto Li spiriti II

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     L’anno che Ggesucristo o er Padreterno
cacciò cquel’angelacci mmaledetti,
tanti che nun agnédero1 a l’inferno
rimàseno pell’aria su li tetti.
              5
     E cquesti sò li spiriti folletti,
che pper lo ppiú se senteno d’inverno
le notte longhe: e a cchi ffanno dispetti
e a cchi jje cricca2 fanno vince un terno. 3
              
     Tireno le cuperte e le lenzola,
10strisceno le sciavatte pe la stanza,
e ppareno4 una nottola che vvola.
              
     De le vorte te soffieno a l’orecchie,
de le vorte te gratteno la panza,
e ssò nnimmichi de le donne vecchie.


Roma, 16 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Andarono.
  2. Va a capriccio.
  3. È volgare opinione che gli spiriti diano i numeri pel lotto.
  4. Paiono.