Sonetti romaneschi VI/Li spiriti II

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Li spiriti

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LI SPIRITI II


 
     Dio sia con noi! Lo vedi, eh? cquer casino
Co le finestre tutte svetrïate?
Llí, a ttempi de la Cenci,1 un pellegrino
De nottetempo ciammazzò un abbate.
              
     D’allor’impoi, a ssett’ora sonate,
Ce se vede ggirà ssempre un lumino,
Eppoi se sente un strillo fino fino,
E un rumor de catene strascinate.
              
     S’aricconta che un’anno uno sce vorze 2
Passà una notte pe scoprí ccos’era:
Che ccredi? in capo a ssette ggiorni morze. 3
              
     Fatt’è cche cquanno ho da passà de sera
Da sto loco che cquà, pperdo le forze,
E mme ffaccio ppiú bbianco de la scera.


Roma, 16 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. L’epoca di Beatrice Cenci, detta dal popolo e conosciuta col nome della Bella Cenci, è per lui un epoca di terrore, e si annette a tutte idee funeste e terribili.
  2. Ci volle.
  3. Morì.