Sonetti romaneschi VI/Li spiriti III

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Li spiriti

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LI SPIRITI III


 
     Tu cconoschi la mojje de Fichetto:
Bbè, llei ggiura e spergiura ch’er zu’ nonno,
Stanno una notte tra la vejj’e ’r sonno,
Se sentí ffà un zospiro accapalletto. 1
              
     Arzò la testa, e nne sentí un siconno.
Allora lui cor fiato ch’ebbe in petto
Strillò: “Spirito bbono o mmaledetto,
Di’ da parte de Ddio, che ccerchi ar Monno?„.
              
     Disce: “Io mill’anni addietro era Bbadessa,
E in sto logo che stava er dormitorio
Cor un cetrolo2 me sfonnai la fessa.
              
     Da’ un scudo ar piggionante, a ddon Libborio,
Pe ffamme li sorcismi3 e ddì una messa,
Si mme vôi libberà ddar purgatorio...„.


Roma, 17 novembre

no match

1832 - Der medemo


Note

  1. A capo al letto.
  2. “Cetriuolo„ o “citriuolo„.
  3. Gli esorcismi.