Sonetti romaneschi VI/Li spiriti IV

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Li spiriti

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LI SPIRITI.

4.


 
     Un mese, o ppoco ppiú, ddoppo er guadagno
De la piastra, che ffesce er zanto prete,
Venne pasqua, e ’r gabbiano1 che ssapete
Cominciò a llavorà de scacciaragno.2
              
     “Ch’edè? Un buscio3 ar zolàro!4 Oh pprete cagno„,5
Fesce6 allora er babbeo che cconoscete:
“Eccolo indove vanno le monete!
7 cche lo scudo mio scerca er compagno?„.
              
     Doppo infatti du’ notte de respiro,
Ecchete la Bbadessa de la muffa8
A ddajje ggiú cor zolito sospiro.
              
     “Sor Don Libborio mio, bbasta una fuffa„,9
Strillò cquello; “e lle messe, pe sto ggiro,10
Si le volete dí, dditele auffa„.11


Roma, 21 novembre 1832.


Note

  1. Imbecille, zimbello, ecc.
  2. All’avvicinarsi della Pasqua di Resurrezione si suole in Roma (e in quell’epoca sola dell’anno) spazzare le pareti e i soffitti delle case. Lo scacciaragno, nome che benissimo indica l’uso a cui è destinato, consiste in un fascio di… attaccato in cima ad una pertica o ad una canna.
  3. (con la c striscicata). Buco.
  4. Suolaio, soffitto.
  5. “Cane„: tolto da cagnaccio, o dal maschio della cagna.
  6. [Fece]: disse.
  7. Formula di scommessa; come per esempio: Va un luigi che tal cosa accade? ecc.
  8. Antica: la Badessa de’ mille anni.
  9. Qui sta per “gherminella„; vale ancora: “bugia con malizioso scopo„.
  10. Per questa volta.
  11. Parola significante gratis, che dicesi derivare dalle sigle A. V. F. poste già dai Romani sulle moli che i popoli soggetti dovevano dirigere ed avviare senza mercede a Roma: cioè Ad Urbem Ferant.