Sonetti romaneschi VI/Lo scarpinello vojjoso de fà

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Nozze e bbattesimo A chi soscera e a chi nnora

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     Starebbe ccqui dde casa una largazza, 1
che jje dicheno Ciscia Scola-nerbi?
Ebbè, io sò lo scarpinel de piazza,
mastro Grespino de-li-culi-ascerbi,2
              5
     che jj’ho da mette un paro de spunterbi 3
a ’na su’ sciavattella4 pavonazza;
e doppo je dirò cquattro proverbi,
s’in ner lavore mio nun me strapazza.
              
     Presempio: Omo incazzito5 è un merlo ar vischio.
10La donna è un cacciator de schiopperete 6
che vva a ccaccia cojjoni senza fischio.
              
     Pelo de sorca, gola de crastato, 7
ugna de gatto,8 e cchirica de prete,
quanno pisceno a letto, hanno sudato.9


Fuligno, 29 settembre 1831 - Der medemo


Note

  1. Storpiamento maligno di ragazza.
  2. Era in roma un sodomista (abate), così detto dal piacergli le primizie.
  3. Rattoppamenti di pelle alle scarpe usate: qui è anfibologia.
  4. Ciabattella, ecc.
  5. Infoiato, preso da una donna.
  6. Schioppa e rete son riunite onde produrre una parola ingiuriosa.
  7. Castrato: musico.
  8. Ladro.
  9. Hanno sempre la scusa del fatto.