Sonetti romaneschi VI/Nun mormorà II

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Er ciurlo Er piggionante der prete


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NUN MORMORÀ II


 
     Ar Monno s’ha da dí bbene de tutti,
Lodalli,1 e rricoprinne2 li difetti:
E nnò a mmezze parole e a ddenti stretti,
Ma a bbocc’uperta e pparoloni assciutti. 3
              
     Cuanno se parla d’ommini frabbutti, 4
Bbisoggna sostené cche ssò angeletti:
Si un giorno, in paradiso, fra ll’eletti,
Volemo aritrovà bboni costrutti. 5
              
     E nnun fà ccome Cchecca6 la Ghironna 7
Che ttajja e ccusce,8 e ttirerebbe ggiune 9
De la virginità dde la Madonna:
              
     Mentre che ppoi laggiú a le Scinque-lune 10
(nun zii pe mmormorà) la bbona donna
Se fa ffotte11 dar popolo e ’r commune.


Roma, 14 gennaio 1833


Note

  1. Lodarli.
  2. Ricoprirne.
  3. Semplici, positivi.
  4. Ribaldi.
  5. Buoni effetti delle opere.
  6. Francesca.
  7. La Ghironda: soprannome.
  8. Mormora e maledice.
  9. Tirar giù: diffamare spietatamente.
  10. Cinque-lume: contrada di Roma.
  11. Fottere.