Sonetti romaneschi VI/Primo, nun pijjà er nome de Ddio in vano

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Poveretti che mmoreno pe le campagne A ppijjà mojje penzece un anno e un giorno

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     Bbada, nun biastimà, Ppippo, ché Iddio
è Omo da risponne pe le rime.
Ma che ggusto sce trovi a ste biastime?
Hai l’anima de turco o dde ggiudío?
              5
     C’è bbisoggno de curre in zu le prime
a attaccà cor pettristo e cor pebbío? 1
Chi a sto monno ha ggiudizzio, Pippo mio,
pijja li cacchi e lassa stà le scime. <ref>

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La pianta principale del cavolo-broccolo in Roma è detta una cima, e i suoi rigermogli cacchi. Quindi la morale dell’Offendi i minori e rispetta i grandi. </ref>
              
     Poi, sce sò ttante bbelle parolacce!
10Di’ ccazzo, ffreggna, bbuggera, cojjoni;
ma cco Ddio vacce cor bemollo2 vacce.
              
     Ché ssi lleva a la madre li carzoni, 3
e jje se sciojje er nodo a le legacce, 4
te sbaratta li moccoli5 in carboni.


Roma, 12 novembre 1831 - D’

no match

er medemo


Note

  1. Equivalenti per chi vuole e non vuole bestemmiare.
  2. Vacci col bimolle, adagio, tenuamente.
  3. Una donna che siasi usurpata l’autorità dell’uomo, dicesi in Roma essersene messa i calzoni: e perciò qui Cristo deve riprendersi i suoi calzoni, poiché presso il volgo di questa città la Madonna va sempre dinnanzi al figliuolo, ed anche al padre del figliuolo.
  4. Legami delle calze attorno a’ ginocchi: qui «perder pazienza».
  5. Sinonimo di «bestemmia».