Sonetti romaneschi VI/Quarto, alloggià li pellegrini

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L'arisposta de Teta È tardi

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     Ahú, bbocchin de mèle, occhi de foco,
faccia de perzicuccia de Scandrijja! 1
Faressi in nner tu’ letto un po’ dde loco
a sto povero fijjo de famijja?
              5
     Nun te ne pentirai, perch’io sò ccoco,
e in ner tigàme assaggerai ’na trijja
scojjonata2 pe tté, ggrossa e vvermijja,
che in de la panza te farà un ber gioco.
              
     Mòvete a ccompassione d’un regazzo
10iggnud’e ccrudo,3 senza casa e ttetto,
tu che mmetti li cònzoli in palazzo.
              
     Se raccapezza inzomma sto buscetto,
già che mmó è nnotte, e cqui nun vedo un cazzo 4
che t’impedischi d’arifajje er letto?


A Valcimara, 28 settembre 1831 - De Pepp’er tosto


Note

  1. Scandriglia è un paese della Sabina rinomata per grosse e saporose pesche, dette a Roma pèrziche.
  2. Formazione maliziosa di un vocabolo equivoco, la cui perifrasi sarebbe nata di scoglio o sopra di scoglio.
  3. Così dicesi di chi non ha attorno che cenciolini.
  4. Equivoco di nulla.