Sonetti romaneschi VI/Sara de lotte

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Lotte a ccasa Lotte ar rifresco

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     Disse l’Angelo a Llotte tal’e cquale:
«Tu, le tu’ fijje, e la tu’ mojje Sara
currete sempre ggiú pe la Longara 1
senza mai guardà arreto2 a lo spedale».
              5
     Però la mojje, ficcanasa3 e avara,
ammalappena l’Angelo arzò ll’ale,
svortò la testa, e ddiventò de sale
mejjo de quer che danno a la Salara.
              
     S’oggiggiorno tornassino ste cose,
10dico de diventà ssale in un sarto 4
tutte le donne avare e le curiose,
              
     co le molliche5 sole de lo scarto
ce se farebbe un ber letto de rose
a sti ladri futtuti de l’apparto.6


17 gennaio 1832 - Der medemo


Note

  1. Strada di Roma in capo alla quale è lo Spedale di Santo Spirito.
  2. Indietro.
  3. Curiosa.
  4. Salto.
  5. Bricioline.
  6. Correva in Roma una voce che accusava gli appaltatori dell’amministrazione de’ sali e tabacchi di avere jugulato il Governo in que’ tempi difficili, guadagnando il doppio della corrisposta annua a scapito dell’esausto erario.