Sonetti romaneschi VI/Un bon'avviso

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Un indovinarello I Antri tempi, antre cure, antri penzieri

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     Che cchi ha ddu’ spalle come un zoccolante
se fregassi magara un monistero,
nun c’è da repricà nemmanco un zero,
e cchi disce er contrario è un ignorante.
              5
     Ma cche un stuppino sii tanto arugante, 1
un reduscelli,2 un sbusciafratte3 vero,
senza un’oncia de fedigo4 sincero,
j’affetterebbe5 er collo cor trinciante. 6
              
     Cueste cquà nun zò mmiffe7 ch’io t’appoggio:
10tu sseguita sta strada, e a la bbon’ora
si er beccamorto nun te dà l’alloggio.
              
     Co cquella scera-vergine8 c’accora
tu intígnete a ssonà ssin che l’orloggio
batti er tocco pe tté dell’urtim’ora.


Terni, 9 novembre 1832 - Der medemo


Note

  1. Arrogante.
  2. Re-d’uccelli: piccolissimo uccellino.
  3. Sbucafratte: lo stesso.
  4. Fegato.
  5. Gli affetterei.
  6. Specie di coltello romano.
  7. Menzogna.
  8. Cera-vergine (la c strisciata).