Sparita è la menzogna
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GIROLAMO GIGLI
ZINGARESCA.
Sparita[1] è la menzogna
Dalla sagrata loggia,
Ma il tempio in se n’alloggia
E cento e cento.
5Pioggia cascar mi sento
Di lume in sulla mente,
Che m’abbaglia repente,
E mi fa notte.
Dalle Cimmerie grotte
10Odo grand’urli e pianto;
Che Giove a terra infranto
E Marte cade.
Non lungi è quell’etade,
Ch’un turbine prepara,
15Che tutti di quest’Ara
Ammorza i lumi.
Del Tripode i profumi
Veggio coperti e spenti;
Onde n’andran dolenti
20 E Palla e Giuno,
La polvere raguno
Di tanti Dei di legno,
E tant’opra ed ingegno
Un pugno serra.
25Da sconosciuta terra
Verrà una fragil barca
Di poche reti carca,
E un pescatore.
Questi sarà pastore
30Di mille uccise agnelle,
E col sangue di quelle
Sarà forte,
Di molte agnelle morte
Il Panteon[2] sarà fossa,
35E sento il sangue e l’ossa
Sotto il piede.
Inchinati mia fede,
E bacia il sacro suolo,
Ove il beato stuolo
40 Avrà sua tomba.
Ma ecco che rimbomba
Suon di cavalli e d’armi,
E la bandiera parmi
D’Oriente.
45Barbara avara gente
Il ricco tempio spoglia[3]
E la dorata soglia,
E ’l tetto augusto.
Di sacra preda onusto
50Andranne il pino Greco,
E gran tesoro seco
Al Grego lido.
Ma di Grecia mi fido
E con lei mi conforto;
55Dacch’ella in Cielo ha scorto
Il segno[4] grande.
Tessete le ghirlande
Al Bizantino invito,
Che il nemico[5] ha sconfitto,
60 E passa il ponte.
Scordati pur dell’onte,
Roma, di Grecia antica[6]
Di tua madre nemica,
E a lei perdona.
65Ch’avrai per lei corona,
E avrà sostegno e stato
Il Pastore[7] intanato
Nel Soratte
Il Tebro corre latte,
70Tant’è satollo il gregge,
Ed è la nuova legge
Alfin sicura.
Il Cielo a Roma giura
Stringer con lei sponsali,
75E le terre dotali
A lei difende.
Pluto con lei, contende;
Ma sua contesa è corta,
Che alfin l’oscura porta
80 E sempre vinta.
Tacete, io veggio spinta
La Navicella in scogli;
Ma tu, Ciel, la ritogli
Dal periglio.
85Fugge senza consiglio
Di quà, di là smarrita,
E il Rodano l’invita,
E quivi approda.
Il Rodano[8] l’inchioda
90In secca, che per calma
Nè il nocchiero più spalma,
O torna addietro.
Roma è fatta ferètro
E tomba di se stessa,
95E par, che la promessa
Il Ciel non serbe.
Ma il Ciel pasce tra l’erbe
Dell’Etrusca riviera
Agnella[9] bianca e nera
100 Del mio colle.
Il Pastor Dio mostrolle,
Ed ella al Pastor grida,
Lo conforta e lo guida
Al primo ovile.
105Siena riporta Aprile
A Roma antica madre:
Fuggite, o fiere ladre,
Il guardian torna.
La sposa si riadorna
110E sua virtù rappella:
Mirate com’è bella,
E com’è santa!
Una colomba canta
Al Vaticano in cima:
115Oh quanto si sublima
ll suo gran nido!
Popolo estranio infido
Al Vaticano viene,
E scioglie sue catene
120 Al nuovo altare.
Le travi[10] onuste e rare
Di questo ricco tetto
Saran sostegno eletto
A una gran mensa,
125Che ’l Vatican dispensa
A tutto il Mondo pane
Oh delizie lontane
Al mio palato!
Padre degli anni alato
130Affretta i voli tuoi,
Apporta presto a noi
Così bel giorno.
L’alto convito adorno
Precorron le mie brame:
135Chi di buon cibo ha fame
Venga meco.
Ma nella luce accieco,
Ch’esce dal gran convito;
Poi con fede m’aito,
140 E m’incammino.
Un Uom’ ch’ha del divino,
E che per Dio là siede
Abbagliato mi vede,
E mi fa lume.
145Spiengansi due gran piume
Di quà e di là dal seggio,
Ed in fronte gli veggio
Tre diademi.
Mi par, che Averno tremi
150Allor che il passo ei muove:
Questi è altro che Giove,
E a quest’io credo.
Alla Sibilla io chiedo,
S’è uomo, o pur’è Dio;
155Ed ella al parlar mio
Risponde: è Alnano.
Al gran nome sovrano
Io sento una gran scossa;
Che la Terra s’è mossa[11],
160 E poi si cheta.
Egli alla Terra vieta,
Ch’esca dal suo compasso,
Nè vuol che turbi il passo
Al pellegrino.
165Se al bel suolo Latino
Marte minaccia affanno,
Egli al temuto danno
Si fa scudo.
Il suo gran cuore ignudo,
170Vestito di speranza,
Di folgore ha sembianza,
Che spaventa.
La Fede non mai spenta
Nel sen d’Alnano invitto
175Senza strali ha sconfitto
Ogni masnada.
La doppia forte spada,
Che in mano il Ciel gli ha posta,
Più ch’ei tiene riposta,
180 Più duella.
Possente è sua favella[12],
Quand’ei col Ciel ragiona;
Lo disarma se tuona,
E fa che rida.
185Nel labbro i favi annida,
E mel da lui trabocca,
Come a leone[13] in bocca
E dolce e forte.
Vengon dall’Austro e ’l Norte
190Per bere al gran torrente:
Sacra e profana gente
Il vuole a saggio.
Ciascuno in suo linguaggio
Un metro se ne forma,
195E il canta, perchè dorma,
Al figlio in culla.
Ed il bambin trastulla,
E dice: così canta
Presso alla culla santa[14]
200 Il Pastor buono
O quando vuol perdono
All’ovil contumace,
E l’aspettata pace
Al Ciel dimanda,
205O quando altrui tramanda
Luce di qualche vero
Non inteso mistero,
E ci conforta;
O quando al Ciel fa scorta
210Con quattro nuove stelle[15],
E le grazie novelle
Al gregge impetra.
A ogni sepolta pietra[16],
Che al Lazio il tempo copre,
215Alnan la faccia scopre,
E la ravviva
Il Panteonne[17] schiva
Per lui del tempo i danni
Ed i passati affanni
220 In lui ristora.
Ergi la fronte fuora
Dal torbido tuo fondo,
Fiume signor del Mondo
E ’l lido mira:
225Arresta il flutto, e ammira
Le vaghe eccelse scale[18],
Onde Cerere sale,
E Bacco a Roma.
Mira ove più gran soma
230Del Mar ne fa tragitto,
E l’antenna d’Egitto
A Roma posa:
La gran riva famosa[19],
Onde il granito a Prisco,
235E ’l gigante obelisco
A Cesar viene;
E dalle Maure arene
L’aurate poppe infrante,
E lo schiavo eletante
240 Con sua rocca:
Ond’è che il flutto imbocca
Al Mar con corso lento,
Perchè inciamparlo sento
In tante spoglie.
245Alnan quivi raccoglie
Più nobili ruine,
E fa più gran rapine
Alla Fortuna.
La povertade in cuna[20]
250Scampa da gel, da Sole,
E scampar l’età vuole
Ancor canuta;
E la man, che rifiuta
Per debolezza il maglio,
255Nè puote in suo travaglio
Aver suo censo;
E quei, cui ’l giorno accenso
A mezzo dì si cela,
E al sepolcro fan vela
260 Per conforto
Saluta il nuovo porto
Ogni uom, che sta in procella,
Ove d’Alnan la stella
Cambia fato,
265Chi nacque abbandonato
Dalla poppa materna
S’allata ivi e governa
E si fa sazio.
Non più nodrisce al Lazio
270La lupa i pargoletti;
Che pietade gli ha stretti
A un regio seno
L’arte[21] che venìa meno,
Quivi è pasciuta e pasce,
275E gran semenza nasce
A far gran messe:
Quivi il color si tesse
Da ben disposte fila,
E l’ombra vi si fila,
280 E ’l raggio, e l’onde:
Uom, donna, e fior s’asconde
Tra quei confusi nodi,
Benchè all’occhio li frodi
Chi gli ordisce:
285La bell’opra apparisce
Sol quando si rivolta;
E così fa talvolta
Il sommo Iddio.
Ordite al senso mio
290Vicende non comprese,
La mente poi le intese
Al dritto lume.
Ma lascio e ripa e fiume;
Che ’l Campidoglio chiama,
295E m’aspetta la fama,
E la virtude.
L’Oca della palude
Più i Galli non v’accusa;
Ma vi canta la Musa
300 Col suo coro.
Tornar parmi al lavoro
D’Urbino[22] il grau pennello,
E l’illustre scarpello
Uscito d’Arno[23].
305Suda, e non suda indarno,
Virtude in Campidoglio[24],
Che de’ lauri il germoglio
Fa gran frutti.
Alnan ne dona a tutti,
310E anch’io la man v’ho steso;
Un ne chiedo, un n’ho preso[25],
E più ne spero.
Ma Alnan con ciglio fiero
ll cantar mio riprende,
315Che la lode l’offende;
Ond’è ch’io taccio.
E la lira disfaccio,
E in Cuma la sotterro,
E il Panteon quì serro,
320 E serro il Bosco[26].
Note
- ↑ Tirennio cieco gentile, che profetizza nel Panteon di Roma i principj della religione di Cristo, e più successi di essa fino a Clemente XI. lodato sotto il nome pastorale di Alnao, ch’egli ebbe in Arcadia.
- ↑ Sotto la chiesa della Rotonda, anticamente il Panteon, sono sepolte migliaja di SS. Martiri.
- ↑ Esercito greco spogliò il tempio, portandone tesori in Bizanzio.
- ↑ La Croce di fuoco veduta dall’Imperator Costantino nativo di Grecia.
- ↑ Massenzio sconfitto da Costantino a Pontemolle presso Roma.
- ↑ La Grecia nemica di Troja patria di Enea, onde venne il regno Latino, e poi Roma.
- ↑ San Silvestro Papa fuggito nelle spelonche del Soratte.
- ↑ La Sede papale fermata in Avignone.
- ↑ Santa Catterina da Siena Domenicana concittadina del Poeta, la quale ricondusse d’Avignone a Roma Papa Gregorio XI.
- ↑ Le travi di bronzo del Panteon da Urbano VIII. colate per fare la tribuna di San Pietro.
- ↑ Tremuoti nel principio del Papato di Clemente.
- ↑ Le Omilie di Clemente XI. tradotte in molti idiomi e metri.
- ↑ Vedi la Storia di Sansone.
- ↑ Omilie dette a S. Maria ad Praesepe.
- ↑ Quattro Santi da Clemente canonizzati
- ↑ La colonna Antonina fatta da Clemente dissotterrare.
- ↑ La Rotonda ristorata.
- ↑ Fabbrica di Ripetta con le nuove scale.
- ↑ Ripa grande, dogana di mare
- ↑ Ospizio Apostolico quivi eretto pe’ fanciulli, vecchi invalidi e poverelli.
- ↑ Le Arti introdotte nell’ospizio Apostolico, fra le altre quella degli arazzi.
- ↑ Raffaello d’Urbino pittore celebre.
- ↑ Michel Angelo Buonarotti Fiorentino.
- ↑ Accademia delle arti liberali eretta in Campidoglio, con premj ogni anno.
- ↑ L’autore ebbe grazie da Clemente.
- ↑ Il Bosco Parrasio, ove si radunano gli Arcadi, e dove il Gigli recitò nel 1712 la presente Zingaresca.