Specchio di vera penitenza/Distinzione quinta/Capitolo settimo/Qui si dimostra di quali peccati si dee altri confessare; e cominciasi il trattato de’ vizi principali, e di quelli che nascono da loro

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Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra di quali peccati si dee altri confessare; e cominciasi il trattato de’ vizi principali, e di quelli che nascono da loro

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Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra di quali peccati si dee altri confessare; e cominciasi il trattato de’ vizi principali, e di quelli che nascono da loro
Distinzione quinta - Qui si dimostra s’ e’ peccati veniali si debbono confessare Trattato della superbia
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Qui si dimostra di quali peccati si dee altri confessare; e cominciasi il trattato de' vizi principali, e di quelli che nascono da loro.


Da poi che abbiamo veduto che del peccato originale non si dee altri confessare, e come de’ veniali e di quelli che fossono dubi debba l’uomo fare; resta ora a vedere quello che principalmente promettemmo di sopra nel settimo capitolo della confessione, cioè di quali peccati si dee l’uomo confessare. Dove è da sapere che, secondo che dicono i dottori santi, i peccati mortali son quegli che si debbono confessare, non pur generalmente, ma ciascuno spezialmente e distintamente, colle circustanze e con quelle condizioni le quali dicemmo ordinatamente di sopra. E acciò che questo si possa e sappia ben fare, mosteremmo qui appresso per ordine, quali e quanti sono i vizi e’ peccati mortali principali, e quegli che nascono e discendono da loro; e che modo e che ordine dee tenere la persona che si confessa. Dove è da sapere, che alcuni dottori dicono che sette sono i vizi principali:1 alcuni altrí dicono che sono otto. Coloro che dicono che sono sette, non contano la superbia tra vizi capitali e principali. Coloro che dicono che sono otto, sì la contano; e ciascuno dice bene secondo diversi rispetti. Onde san Tommaso, volendo accordare la differenza che pare che sia tra’ dottori, dice che la superbia, della quale è la quistione, si puote in due modi considerare. L’uno si è in quanto ell’è uno speziale vizio per sé medesimo, distinto dagli altri: e in questo modo è uno de’ vizi principali e capitali, dal quale2 nascono tutti gli altri vizi; e secondo questa considerazione prendendo la superbia nel numero de’ vizi principali, sono otto.3 L’altro modo, si può considerare la superbia in quanto [p. 187 modifica]ella ha una generale influenzia in tutti i vizi, de’ quali ella è originale principio e cagione; e in questo modo non s’inchiude nel numero degli altri vizi, ma è più principale e sopra tutti gli altri vizi. Onde san Gregorio, nel libro de’ Morali, l’appella regina e madre de’ vizi. E secondo questa considerazione, non sono i vizi principali se non sette; i quali son detti principali e capitali, chè da loro procedono, come da capo e da principio, tutti gli altri vizi. Or, come che la superbia si prenda, o per l’uno o per l’altro, certa cosa è (e tutti s’accordano in ciò) che in alcuno modo è radice, cagione e principio di tutti gli altri peccati: come nel luogo suo ordinatamente si dimostrerà. E imperò di lei prima e principalmente si dee trattare e dire.

Note

  1. Ediz. 95: i vizii capitali et principali.
  2. Le stampe, e certo non bene, da' (o de') quali.
  3. Così, e meglio (come a noi pare), gli editori del 25. Tutti gli altri, non escluso il Manoscritto: prendono la superbia nel numero de' vizi principali, che sono otto.