Specchio di vera penitenza/Distinzione quinta/Capitolo settimo/Qui si dimostra s’ e’ peccati veniali si debbono confessare

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Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra s’ e’ peccati veniali si debbono confessare

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Distinzione quinta - Capitolo settimo - Qui si dimostra s’ e’ peccati veniali si debbono confessare
Distinzione quinta - Qui si dimostra quale è la differenza ch’è tra ’l peccato veniale e ’l peccato mortale Distinzione quinta - Qui si dimostra di quali peccati si dee altri confessare; e cominciasi il trattato de’ vizi principali, e di quelli che nascono da loro
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Qui si dimostra s' e' peccati veniali si debbono confessare.


Séguita ora a dire quello che promettemmo di sopra nel settimo capitolo della confessione; dove avendo detto che cosa è peccato e che differenza è tra ’l peccato veniale e ’l mortale, promettemmo di dire se ’l peccato veniale si dovea confessare.1 Dove è da sapere, secondo che dicono i Santi, ch’e’ peccati veniali non sono propia materia della confessione; cioè a dire che non è necessità di confessargli, chè per sola la contrizione del quore dentro si possono perdonare. Tuttavia chi gli vuole confessare, è da lodare; e tale confessione è meritoria, e ha l’effetto suo. Ora si fa una quistione. Pogniamo il caso: egli è una persona che non ha veruno peccato mortale, ma solo veniali. Comandamento egli è della santa Chiesa che ogni fedel cristiano si confessi almeno una volta l’anno, e comúnichisi; e ciò è tenuto di fare per pasqua di Resuresso.2 Costui che non ha altro peccato che veniali, i quali non è tenuto di confessarli, sarà egli obbrigato al comandamento della Chiesa, da che non ha peccati mortali, i quali l’uomo è tenuto di confessare; ma solo veniali, i quali l’uomo non è tenuto di confessare? A questo dubio rispondono alcuni, e dicono: che in questo caso, per adempire il comandamento della Chiesa, è l’uomo tenuto di confessare i peccati veniali, almeno una volta l’anno. Alcuni altri dicono, che basta a questo cotale che una volta l’anno, quando si dee comunicare, si rappresenti al prete, e dica che non ha [p. 183 modifica]coscienza d’alcuno peccato mortale, del quale egli si debba confessare; e ’l prete gli dee credere e riceverlo alla comunione. E dicono che la ’ntenzione della Chiesa non è d’obbrigare al comandamento, se non chi ha peccato mortale. Onde se si trovasse, per ispeziale grazia di Dio, alcuna persona che non avesse peccato mortale né veniale, come fu la Vergine Maria, certa cosa è che non sarebbe tenuta a quel cotale comandamento. Avvenga che questo secondo detto, sia detto bene3 e sottilmente, tuttavia a me piace più il primo, come più sicuro; e spezialmente per lo dubio che l’uomo puote avere s’egli è in peccato mortale o no: chè spesse volte crede l’uomo essere sanza peccato mortale, ch’egli non ne sarà netto; e spezialmente di quegli che sono occulti nel quore, ne’ desideri e negli effetti mentali, dentro de’ quali si truovano4 pochi buoni discernitori, e che bene se ne sappiano guardare. Onde il Profeta pregava Iddio, e dicea: Ab occultis meis munda me, Domine, et ab alienis parce servo tuo: Signore, mondami da’ peccati occulti, e degli5 altrui perdona al servo tuo. E intende i peccati altrui quegli di che altri fosse, o per male essemplo o per alcun altro modo, cagione altrui. E certa cosa è, secondo la sentenza de’ dottori, che dei dubi peccati, cioè di quegli che atri dubita che non sieno mortali, l’uomo è tenuto di confessargli, e sarebbe peccato mortale non confessargli. Non dee però la persona che si confessa dei peccati dubi, affermare che sieno mortali; ma dee dire il fatto come fu, e lasciare al giudicio del prete, che ’l discerna se quello fu peccato mortale o veniale. Con ciò sia cosa, adunque, che l’uomo sia tenuto confessare i peccati dubi, e malagevole cosa sia a conoscergli per certo (s’altri [p. 184 modifica]non avesse già revelazione da Dio) s’e’peccati che tutto dì si fanno con pensieri e consentimenti6 e coll’operazioni, sieno mortali o veniali; per istare nel sicuro, migliore consiglio è ch’altri confessi tutti i suoi peccati, mortali o veniali o dubi che sieno; e non pure una volta l’anno, ma più spesso, e spezialmente in certi casi che sono detti7 di sopra. Né non si debbono avere a vile i peccati veniali: chè, avvegna che ’l peccato veniale, e molti peccati veniali non tolgano8 la grazia e la carità, la qual toglie solo il peccato mortale; tuttavia la ’ntepidiscono e dispongono al peccato mortale: chè tanto si può l’uomo ausare al peccato veniale, che cade poi agevolmente nel mortale. E però gli dee la persona vietare in quanto si può, e di non fargli e di non farne molti; e poiché sono pure fatti, o pochi o molti, di trovare il rimedio che sieno perdonati. E Iddio, per la sua benignità e misericordia, ha trovati molti rimedi contro a’ peccati veniali, e sono otto,9 che si contengono in due versi, che dicono così:

Confiteor, tundo, conspergor, conteror, oro,
Signor, edo, dono: per haec venialia pono.

In prima si perdonano i peccati veniali per confiteor; cioè per la confessione generale: e puòssi intendere confessione generale in due modi. L’uno modo si è quando l’uomo si confessa sagramentalmente in segreto al prete de’ peccati veniali, dicendo certi peccati di che altri si ricorda spezialmente, o che sieno gravi o che altri creda che sieno gravi, e poi generalmente di tutti i peccati veniali: e allora si perdonano insieme cogli altri in virtù della contrizione che ha colui che si confessa, per la umiltà della confessione, e per la orazione che fa il prete nella assoluzione, e in virtù delle chiavi le [p. 185 modifica]quali el prete usa assolvendo come ministro della santa Chiesa. L’altro modo della confessione generale si è quella che si fa in palese dinanzi a più; come quella che fa il prete quando entra all’altare per dire la messa, e che si fa per gli cherici10 alla prima e alla compieta: e per questa confessione si perdonano anche i peccati veniali; e per l’una e per l’altra non solamente i peccati veniali, ma eziandio i peccati mortali, i quali altri avesse al tutto dimenticati. Ed è qui da notare che i peccati veniali in veruno modo si perdonano sanza i mortali. E intendi quello che voglio dire, sanza i mortali: che non si possono perdonare i peccati veniali, rimanendo la persona in11 alcuno peccato mortale. Onde conviene o che la persona non abbia veruno peccato mortale, o che il remedio sia tale che tolga via i mortali e’ veniali insieme. L’altro modo che si perdonano i peccati veniali, si è tundo; cioè a dire per lo perquotersi il petto, rendendosi in colpa de’ suoi peccati. Il terzo si è conspergor; dove s’intende gittandosi l’acqua benedetta con fede e divozione. Il quarto si è conteror; avendo contrizione e spiacere d’avere offeso Iddio. Il quinto si è oro; cioè per l’orazione divota, e spezialmente per quella del paternostro, ch’è l’orazione la quale Iesu Cristo insegnò 12 Il sesto si è signor; cioè per la benedizione del vescovo; e alcuni dicono che anche per quella del prete. Il settimo si è edo; cioè per la comunione. L’ottavo si è dono; cioè per lo perdonare delle ingiurie, o vero per la limosina che si dà al povero. E alcuni dicono che anche si perdonano per la strema unzione, e per qualunche buona opera meritoria, degnamente fatta e con carità: e tanto si perdonano più interamente e più efficacemente, quanto il fervore della carità è maggiore, e ’l dolore della contrizione.

Note

  1. Anche il Salviati, come il nostro Manoscritto, abbrevia d'assai il secondo membro di questo periodo: cioè di dire se il peccato veniale si dee (la stampa: doveva) confessare.
  2. Ediz. 95: Resurrexi; 85: resurressi.
  3. Nel Manoscritto: sia detto di bene; e chi conosca altri esempi dell'avverbio composto di bene nelle veci del semplice bene, potrà questo pure accompagnarvi.
  4. Nel Codice: si truova.
  5. Ediz. 95 e 85: dagli.
  6. Non senza durezza, il Salviati e più antichi editori: et con consentimenti.
  7. I medesimi: sposti; e la stampa del 25: posti.
  8. Più brevemente il Codice e l'edizione del 95: avvegna che 'l peccato veniale non tolga.
  9. Male annovera il Manoscritto: sette.
  10. Uno dei più grossolani errori del Codice delle Murate si è quello di porgerci a questo luogo: gli eretici.
  11. Ediz. 25: con.
  12. L'edizione del primo secolo: la quale il nostro signor Iesu Christo insegnò agli apostoli.