Specchio di vera penitenza/Distinzione seconda/Capitolo settimo

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Distinzione seconda - Capitolo settimo

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Distinzione seconda - Capitolo settimo
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CAPITOLO SETTIMO.


Dove si dimostra come la vita e la dottrina di Cristo e de'Santi c'induce a fare penitenzia.


La settima cosa che c’induce a fare penitenzia, è che ’l nostro Salvatore Iesu Cristo ci ammaestra per sé medesimo e colle parole e coll’essemplo. Coll’essemplo, che immantanente dopo il battesimo entrò nel diserto, e digiunò quaranta dì e quaranta notti; e fu tentato dal diavolo per dare essemplo a noi, non per bisogno ch’avesse egli; e per darci aiuto, acciò che colla sua penitenzia e colla sua tentazione la nostra penitenzia potessimo meglio portare, e le nostre tentazioni virtuosamente1 vincere: come, secondo che dice san Gregorio, la nostra morte egli vinse colla morte e passione sua. Le parole [p. 33 modifica]della dottrina della sua predicazione cominciarono dalla penitenzia, dicendo: Poenitentiam agite; appropinquabit enim regnum coelorum: Fate penitenzia, chè s’appressa il reame di Dio. Quasi dice: A coloro che fanno penitenzia, s’appresserà il reame del cielo; ovvero: Imperò che s’appressa il reame del cielo, fate penitenzia; sanza la quale non s’acquista il reame di Dio. Similmente il suo Precursore, il quale venne innanzi a Iesu Cristo ad apparecchiare la via, san Giovanni Batista, e collo essemplo e colla dottrina ci ammaestrò e indusse a penitenzia. Collo essemplo, che nella etade tenera e fanciullesca, nella quale non era peccato né essere potea, per ammaestramento di noi e guardia di sé, n’andò nel diserto; ove, e quanto al luogo e quanto al vestire e quanto al cibo, aspramente visse e in grande penitenzia, secondo che dice il santo Vangelio. E la sua predicazione cominciò dalla penitenzia, dicendo: Poenitentiam agite; appropinquabit enim regnum coelorum. E anche diceva: Facite fructus dignos poenitentioe: Fate frutti di penitenzia degni. Simigliantemente i Santi del vecchio e nuovo Testamento ci ammaestrano co ’fatti e colle parole della penitenzia, come di cosa ch’è necessaria alla salute umana ed a avere vita eterna; della quale dice santo Iob, ammaestrando i suoi tre amici: Audite, queso, sermones meos, et agite poenitentiam: Udite, priegovi, le mie parole, e fate penitenzia. E come n’ammaestrava altrui, così la faceva egli. Onde diceva egli: Ago poenitentiam in favilla et cinere: Io fo penitenzia nella favilla del fuoco e nella cenere. Dove dava ad intendere che la sua penitenzia era di fuoco d’amore accesa, e era di cenere d’umiltà disprezzata. E santo Ieremia profeta, santificato nel ventre della madre sua, dicea in persona di Dio: Si poenitentiam egerit gens ista, agam et ego poenitentiam super malo: Se questa gente farà penitenzia, e io mi pentirò del male ch’ io avea pensato di fare loro. E di sé medesimo dicea il santo Profeta: Postquam convertisti me, egi poenitentiam: Dopo che tu, Iddio, mi [p. 34 modifica]convertisti, io feci penitenzia. Simigliantemente dice il profeta Ezzechiel: Convertimini, et agite poenitentiam: Convertitevi, e fate penitenzia. E di quella grande città di Ninive si legge che feciono penitenzia alla predicazione di Giona profeta. De’ Santi del nuovo Testamento, i quali ricevettono la dottrine di Iesu Cristo e l’essemplo della vita sua, è manifesto come ammaestrarono colle parole e coll’opere del fare penitenzia.2 Onde san Piero dice nella Pistola sua: Nolens aliquos perire, sed ad poenitentiam reverti: Iddio non vuole che altri perisca, ma che torni a penitenzia. E negli Atti degli Apostoli si scrive: Testificans Iudoeis atque Gentibus in Deum poenitentiam et fidem: Protestava a’ Giudei e a’ Pagani la penitenzia in Dio e la fede. E in sé per opera la dimostrò: del quale si legge, che avendo negato Cristo, e udendo cantare il gallo, come Iesu Cristo gli avea predetto, uscì fuori della corte del pontefice; dove domandato dall’ancilla e da’ ministri, s’egli era discepolo di Iesù, e egli negandolo, e che non sapea chi egli si fosse, pianse amaramente il peccato suo. E dicesi che sempre portava uno sudario in seno per rasciugare lelacrime che gittava, qualunche ora sentiva cantare il gallo, ricordandosi come aveva negato Cristo: sì come è iscritto di sopra a un altro intendimento. Il cibo suo, secondo ch’egli dice nel libro di santo Clemente, era pane solo con ulive, e alcuna volta con erbe; il vestimento suo una sola tonaca col mantello, e più non ne volea, contento del poco. E santo Paolo dicea: Quoe enim secundum Deum tristitia est, poenitentiam in salutem stabilem operatur. Quella tristizia ch’è secondo Iddio, adopera penitenzia stabile in salute. E in altro luogo: Iacientes fundamentum poenitentioe: Gittate uno fondamento di penitenzia, se volete fare edificio d’eterna salute. Non solamente con parole ammaestrava la gente l’Apostolo, ma maggiormente coll’opere; onde [p. 35 modifica]dicea: Castigo corpus meum, et in servitutem redigo: lo gastigo il corpo mio, e riducolo in servitù dello spirito.3 E in altro luogo, parlando della penitenzia, dicea che sostenea fame e sete e freddo e nuditade. Così e dissono e feciono gli altri Santi che seguitarono gli Apostoli, come fu san Martino e santo Niccolao, san Germano e santo Agostino, santo Ambruogio, santo Ieronimo, san Domenico, san Francesco, san Benedetto, santo Antonio, san Bernardo e tutti gli altri Santi, udendo e osservando quella parola che dice santo Luca, anzi Iesu Cristo, nel Vangelio: Si poenitentiam non egeritis, omnes simul peribitis: Se non farete penitenzia, tutti insieme perirete. Acciò dunque, fratelli miei dolcissimi, che non periamo con quelli i quali (dice san Giovanni nell’Apocalis) non egerunt poenitentiam, non feciono penitenzia, ma siamo salvi e abbiamo vita eterna; tegnamo il consiglio di quella santa donna Iudit, la quale disse: Poeniteamus, et indulgentiam cum lachrymis postulemus: Pentiânci,4 e con lacrime domandiamo perdonanza a Dio.

Note

  1. Il Testo delle Murate: e le nostre tentazione vittoriosamente.
  2. Il Manoscritto nostro: e coll'opere di santa penitenzia.
  3. Non bene il Testo delle Murate: dello Spirito Santo.
  4. Il nostro Codice: Penitenzianci; che, secondo la Crusca, dovrebbe spiegarsi: imponiamo a noi stessi penitenza; non bene perciò rispondente al semplice latino poeniteamus.