Differenze tra le versioni di "Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/473"

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<span class="SAL">473,1,ThomasBot</span>tutti premeditati e dolorosi, mi ritirai dalla Pisana. Ella invece si apprendeva a me coll’umiltà del cagnolino cacciato; ma quella sentenza di codardia mi minacciava sempre nel cuore; io soffocava i miei sospiri, nascondeva i miei desiderii, divorava le lagrime, e cercava lungi da lei la solitudine e l’innocenza del dolore. Tanto feci che, fosse consapevole assentimento a’ miei disegni, o riscossa d’orgoglio, od altro, ella cessò dal perseguitarmi; e allora toccò a me tornarmi a dolere di quella freddezza, provocata con tanta arte, con tanta costanza. Il giovine Venchieredo, per poco geloso di me, si rallegrò in breve di non vedermi piú in casa Frumier e di sapermi trascurato. Ma argomentava male di credersi destinato a raccoglier di nuovo i frutti del mio abbandono. La Pisana non badava per allora né a lui né ad altri, o se mostrava qualche preferenza, l’era piuttosto a favore di Giulio Del Ponte. Questi accoglieva quei rari contrassegni di benevolenza, come il calice del fiore riceve avidamente dopo un mese d’arsura qualche goccia di rugiada. Se ne ravvivava tutto, e a ravvivarlo meglio contribuiva il credere che non al mio sacrifizio né alla generosità della Pisana, ma alla propria virtù si dovesse quel rilievo d’amore. Ciò io aveva temuto e sperato insieme. Il tumulto che si rimescola nell’animo all’azzuffarsi della pietà della gelosia dell’amore e dell’orgoglio, non può essere dichiarato cosí facilmente; figuratevi di esser nel caso, se potete, e vi saranno chiare le continue contraddizioni dell’animo mio.
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{{SAL|473|1|ThomasBot}}tutti premeditati e dolorosi, mi ritirai dalla Pisana. Ella invece si apprendeva a me coll’umiltà del cagnolino cacciato; ma quella sentenza di codardia mi minacciava sempre nel cuore; io soffocava i miei sospiri, nascondeva i miei desiderii, divorava le lagrime, e cercava lungi da lei la solitudine e l’innocenza del dolore. Tanto feci che, fosse consapevole assentimento a’ miei disegni, o riscossa d’orgoglio, od altro, ella cessò dal perseguitarmi; e allora toccò a me tornarmi a dolere di quella freddezza, provocata con tanta arte, con tanta costanza. Il giovine Venchieredo, per poco geloso di me, si rallegrò in breve di non vedermi piú in casa Frumier e di sapermi trascurato. Ma argomentava male di credersi destinato a raccoglier di nuovo i frutti del mio abbandono. La Pisana non badava per allora né a lui né ad altri, o se mostrava qualche preferenza, l’era piuttosto a favore di Giulio Del Ponte. Questi accoglieva quei rari contrassegni di benevolenza, come il calice del fiore riceve avidamente dopo un mese d’arsura qualche goccia di rugiada. Se ne ravvivava tutto, e a ravvivarlo meglio contribuiva il credere che non al mio sacrifizio né alla generosità della Pisana, ma alla propria virtù si dovesse quel rilievo d’amore. Ciò io aveva temuto e sperato insieme. Il tumulto che si rimescola nell’animo all’azzuffarsi della pietà della gelosia dell’amore e dell’orgoglio, non può essere dichiarato cosí facilmente; figuratevi di esser nel caso, se potete, e vi saranno chiare le continue contraddizioni dell’animo mio.
   
 
Raimondo intanto, frodato della sua lusinga, non disperava per nulla di soperchiare un nemico cosí malconcio e avvantaggiato di poco com’era il Del Ponte. Ma la sicurezza ch’egli mostrava sull’esito di quel duello, allontanava da lui piucchealtro il cuore della Pisana. Le donne son come quei generali cui preme piú l’onore della bandiera che la vittoria; accondiscendono a capitolare, ma vogliono
 
Raimondo intanto, frodato della sua lusinga, non disperava per nulla di soperchiare un nemico cosí malconcio e avvantaggiato di poco com’era il Del Ponte. Ma la sicurezza ch’egli mostrava sull’esito di quel duello, allontanava da lui piucchealtro il cuore della Pisana. Le donne son come quei generali cui preme piú l’onore della bandiera che la vittoria; accondiscendono a capitolare, ma vogliono
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